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Masserie: Approfondimenti storici
Le masserie, dal latino " massae"
amalgama, insieme di fondi rustici, rappresentano uno degli aspetti più
singolari e suggestivi della Puglia. Sono tante, innumerevoli (oltre 2.000)
e spaziando con lo sguardo nelle sconfinate pianure ci si rende conto
che esse spuntano ovunque come funghi. Non sono una peculiarità della
regione, ma qui in Puglia, vuoi per la conformazione territoriale, vuoi
per motivi di carattere etnico o per cause collegate all'evoluzione dell'economia
della regione, hanno assunto una connotazione particolare.
Tante le definizioni che si possono attribuire a questo particolare tipo
di insediamento rurale: aziende rurali in regime latifondistico basate
essenzialmente sulla coltivazione dei campi e sull'allevamento del bestiame,
testimonianze fra le più rappresentative del processo di antropizzazione
dell'ambiente, percorsi umani che per molti secoli, fino alle soglie del
Novecento, hanno avuto un ruolo storico di primaria importanza, materializzazioni
di tutto un complesso plurisecolare di arte, di tradizioni popolari, di
vita, di economia, di produzione, di attività agricole e pastorali. Tutto,
comunque, conduce alla delineazione di alcuni dati di fondo: la masseria
pugliese costituì il tipo di azienda che raggiunse, soprattutto tra i
secoli XVI e XVII, i livelli di massima diffusione e importanza sia per
dimensioni che per potenzialità costituendo l'elemento più caratterizzante
della Puglia.
Questi agglomerati hanno origini antichissime. Nate sul
solco delle antiche ville rustiche romane (in non poche di esse sono state
ritrovate testimonianze della dominazione romana quali antiche mura, armi,
suppellettili e materiale fittile vario) delle quali riecheggiano la disposizione
dei volumi attorno ad un ampio e comodo spazio interno, sorsero dal bisogno
che sin dalle origini l'uomo ha sentito di associarsi ai propri simili,
di vivere inserito in una comunità, di accomunare il proprio lavoro a
quello degli altri, di assicurarsi una maggiore difesa dai predoni, dai
rivali, dai pirati. Notizie più attendibili abbiamo delle epoche successive.
Col volgere degli eventi, con il loro territorio furono date
in appannaggio a valorosi guerrieri e a gente di corte dei regnanti che
le amministrarono ricavando di che vivere per sé e per la comunità. In
seguito passarono ai feudatari (conti, marchesi, baroni e signorotti vari)
che le resero residenze estive. Si può ancora oggi osservare nella parte
centrale del complesso edilizio, posta al primo piano, costituita da un
insieme di stanze spaziose con salone e dotata di ogni comodità, quella
destinata al proprietario. Annessi ad essa, depositi di formaggi e magazzini
di granaglie, olio, vino ecc. Lungo i lati dei cortili, invece, si diluiscono
gli alloggi dei dipendenti: umili casupole che il più delle volte annoverano
una sola stanza angusta. Nei cortili e nelle stalle trova posto il bestiame.
Tali costruzioni, inoltre, sono per lo più dotate di una chiesetta, del mulino,
del frantoio e di tutti quanti gli altri servizi necessari per la conduzione
di una vita autonoma e autosufficiente. Non poche di esse, però, data
la loro vulnerabilità, ricorsero nel Medioevo a idonee forme di difesa.
Travisando l'originale struttura o ricostruendo ex novo la muratura di
cinta, si dotarono di merlature, spioncini e fossati, tanto da divenire
delle vere e proprie fortezze. Isolate, lontane dai centri urbani, in
aperta campagna, erano porzioni di spazio imprigionate tra altissimi e
poderosi muri di recinzione, capaci di incutere timore e nel contempo
rispetto anche nel più agguerrito dei nemici.
Numerosi esempi di costruzioni
fortificate li troviamo nella campagna leccese, barese e brindisina, cioè
sul versante adriatico da dove più di frequente provenivano le scorrerie
piratesche dei saraceni seminando ovunque morte, strage, razzie e devastazione.
Le conflittualità verificatesi nel Medioevo fra i proprietari rivali o
fra dominatori rivali indussero pastori e contadini a cimentare i propri
sforzi e a raggrupparsi sempre più allo scopo di poter opporre maggiore
resistenza alle forze d'urto. Confluendo nelle costruzioni che davano maggiori
garanzie di tutela e di sopravvivenza, presero a costruire nelle adiacenze
le proprie dimore, sicché tali agglomerati si trasformarono in casali,
da casali in borghi e da borghi in paesi. Di questo processo evolutivo
in Puglia, specie nel Salento, abbiamo numerosi esempi. Vero è che nel
passato queste costruzioni hanno avuto una valida funzione economica e sociale.
Oggigiorno, sebbene molte cose siano cambiate e il progresso si è fatto
sentire con tutta la spinta della sua meccanizzazione in queste punte
avanzate della pastorizia e dell'agricoltura pugliese, restano
ancora le depositarie di un'arte antica quanto l'uomo: quella cioè, della
trasformazione del latte nella vastissima gamma di derivati col solo ausilio
dell'elemento umano. E non è poco se si pensa che oggi il creatore della
macchina e del cemento armato si pone all'affannosa ricerca della vita
e delle cose semplici trasformando, per questo, questi antichi edifici
in pietra calcarea o di tufo in eleganti dimore o in aziende agrituristiche
costituendo meta privilegiata per chi cerca una dimensione di vita che
lo riporti a contatto con la natura. Questi piccoli organismi sociali
e produttivi, indipendenti da ogni contesto urbano, connotano il paesaggio
dalla Capitanata al Salento assumendo tipologie architettoniche in funzione
dell'ubicazione o della prevalenza di una coltura rispetto a un'altra.
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