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Masserie SalentoCostruzioni quasi fiabesche, che compaiono inaspettate agli occhi del viaggiatore che attraversa la campagna salentina.Le masserie fortificate, ben turrite e dalle alte mura, per la ricchezza degli elementi architettonici e per l'ampio repertorio dei particolari decorativi, rappresentano veri e propri monumenti dell'architettura rurale ed espressione della nostra civiltà contadina. Le masserie erano, infatti, organismi vivi ed in organico rapporto con il resto del territorio. In molte di esse, inevitabilmente di proprietà di signori locali o del clero, c'era una chiesa, spesso vicina al recinto talvolta accessibile anche dall'esterno, intesa come un servizio offerto al territorio, cui la masseria si chiudeva solo sotto la minaccia del pericolo. Per le masserie, dato il loro enorme numero, non appare possibile indicare un itinerario; è sufficiente ricordare che esse sono sparse uniformemente sul territorio salentino, per cui non esiste feudo comunale che non ne conti più di una. Di seguito troverete le schede di alcune masserie che sono state ristrutturate ed adibite ad alloggi turistici.
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via C.Cattaneo, 71 -- 73054 Presicce (LE) P.IVA: 00168418887 -- cel: 349/3748481 -- fax 0833/722388 Masserie: Approfondimenti storiciLe masserie, dal latino " massae" amalgama, insieme di fondi rustici, rappresentano uno degli aspetti più singolari e suggestivi della Puglia. Sono tante, innumerevoli (oltre 2.000) e spaziando con lo sguardo nelle sconfinate pianure ci si rende conto che esse spuntano ovunque come funghi.Non sono una peculiarità della regione, ma qui in Puglia, vuoi per la conformazione territoriale, vuoi per motivi di carattere etnico o per cause collegate all'evoluzione dell'economia della regione, hanno assunto una connotazione particolare. Tante le definizioni che si possono attribuire a questo particolare tipo di insediamento rurale: aziende rurali in regime latifondistico basate essenzialmente sulla coltivazione dei campi e sull'allevamento del bestiame, testimonianze fra le più rappresentative del processo di antropizzazione dell'ambiente, percorsi umani che per molti secoli, fino alle soglie del Novecento, hanno avuto un ruolo storico di primaria importanza, materializzazioni di tutto un complesso plurisecolare di arte, di tradizioni popolari, di vita, di economia, di produzione, di attività agricole e pastorali. Tutto, comunque, conduce alla delineazione di alcuni dati di fondo: la masseria pugliese costituì il tipo di azienda che raggiunse, soprattutto tra i secoli XVI e XVII, i livelli di massima diffusione e importanza sia per dimensioni che per potenzialità costituendo l'elemento più caratterizzante della Puglia. Questi agglomerati hanno origini antichissime. Nate sul solco delle antiche ville rustiche romane (in non poche di esse sono state ritrovate testimonianze della dominazione romana quali antiche mura, armi, suppellettili e materiale fittile vario) delle quali riecheggiano la disposizione dei volumi attorno ad un ampio e comodo spazio interno, sorsero dal bisogno che sin dalle origini l'uomo ha sentito di associarsi ai propri simili, di vivere inserito in una comunità, di accomunare il proprio lavoro a quello degli altri, di assicurarsi una maggiore difesa dai predoni, dai rivali, dai pirati. Notizie più attendibili abbiamo delle epoche successive. Col volgere degli eventi, con il loro territorio furono date in appannaggio a valorosi guerrieri e a gente di corte dei regnanti che le amministrarono ricavando di che vivere per sé e per la comunità. In seguito passarono ai feudatari (conti, marchesi, baroni e signorotti vari) che le resero residenze estive. Si può ancora oggi osservare nella parte centrale del complesso edilizio, posta al primo piano, costituita da un insieme di stanze spaziose con salone e dotata di ogni comodità, quella destinata al proprietario. Annessi ad essa, depositi di formaggi e magazzini di granaglie, olio, vino ecc. Lungo i lati dei cortili, invece, si diluiscono gli alloggi dei dipendenti: umili casupole che il più delle volte annoverano una sola stanza angusta. Nei cortili e nelle stalle trova posto il bestiame. Tali costruzioni, inoltre, sono per lo più dotate di una chiesetta, del mulino, del frantoio e di tutti quanti gli altri servizi necessari per la conduzione di una vita autonoma e autosufficiente. Non poche di esse, però, data la loro vulnerabilità, ricorsero nel Medioevo a idonee forme di difesa. Travisando l'originale struttura o ricostruendo ex novo la muratura di cinta, si dotarono di merlature, spioncini e fossati, tanto da divenire delle vere e proprie fortezze. Isolate, lontane dai centri urbani, in aperta campagna, erano porzioni di spazio imprigionate tra altissimi e poderosi muri di recinzione, capaci di incutere timore e nel contempo rispetto anche nel più agguerrito dei nemici. Numerosi esempi di costruzioni fortificate li troviamo nella campagna leccese, barese e brindisina, cioè sul versante adriatico da dove più di frequente provenivano le scorrerie piratesche dei saraceni seminando ovunque morte, strage, razzie e devastazione. Le conflittualità verificatesi nel Medioevo fra i proprietari rivali o fra dominatori rivali indussero pastori e contadini a cimentare i propri sforzi e a raggrupparsi sempre più allo scopo di poter opporre maggiore resistenza alle forze d'urto. Confluendo nelle costruzioni che davano maggiori garanzie di tutela e di sopravvivenza, presero a costruire nelle adiacenze le proprie dimore, sicché tali agglomerati si trasformarono in casali, da casali in borghi e da borghi in paesi. Di questo processo evolutivo in Puglia, specie nel Salento, abbiamo numerosi esempi. Vero è che nel passato queste costruzioni hanno avuto una valida funzione economica e sociale. Oggigiorno, sebbene molte cose siano cambiate e il progresso si è fatto sentire con tutta la spinta della sua meccanizzazione in queste punte avanzate della pastorizia e dell'agricoltura pugliese, restano ancora le depositarie di un'arte antica quanto l'uomo: quella cioè, della trasformazione del latte nella vastissima gamma di derivati col solo ausilio dell'elemento umano. E non è poco se si pensa che oggi il creatore della macchina e del cemento armato si pone all'affannosa ricerca della vita e delle cose semplici trasformando, per questo, questi antichi edifici in pietra calcarea o di tufo in eleganti dimore o in aziende agrituristiche costituendo meta privilegiata per chi cerca una dimensione di vita che lo riporti a contatto con la natura. Questi piccoli organismi sociali e produttivi, indipendenti da ogni contesto urbano, connotano il paesaggio dalla Capitanata al Salento assumendo tipologie architettoniche in funzione dell'ubicazione o della prevalenza di una coltura rispetto a un'altra. |