Torri castelli e masserie
Il Salento da sempre esposto alle scorrerie dei pirati, ma
anche agli assalti degli eserciti invasori, si chiude in una
fitta rete di torri, castelli e masserie fortificate.
Basta fare un giro, anche veloce, lungo la costa per rendersi conto delle
decine e decine di torri che, in punti strategici, svettano solitarie sul
cocuzzolo della roccia che precipita in mare.
Altra linea di difesa sono le masserie
fortificate, con grandi
muri di cinta, a volte dotati di camminamento , di garitte, di alte torri
di vedetta e di difesa.
I castelli di particolare interesse li troviamo invece a Otranto,
Gallipoli, Castro
, città di mare e anche in alcuni centri interni come Copertino e Corigliano
d'Otranto
Il Barocco Leccese
Questo stile, che riguarda un po' tutte le arti, si colloca
in un periodo particolarissimo come quello della Controriforma e si protrae per quasi tre secoli.
Trovò terreno fertile con la fondazione dei nuovi ordini religiosi
che cercavano di confermare la propria autorità, attraverso la costruzione
di nuovi edifici sacri o ampliando quelli già
esistenti, e con i feudatari e le grandi
famiglie nobiliari che volevano
dare una nuova impronta alla
città fino ad allora caratterizzata da architetture spagnoleggianti che
risentivano dell'influenza del
vicino Regno di Napoli.
Ecco che santuari, cattedrali, conventi,
piccole chiese, palazzi nobiliari ed architetture civili diventarono oggetto del nuovo
stile artistico che riusciva a coniugare
fantasia e suggestione, senza urtare i simboli della fede.
Gli interpreti di questo stile, architetti, ma soprattutto scultori, capimastri,
carpentieri, scalpellini hanno espresso un patrimonio decorativo bizzarro: chiese e palazzi hanno
visto le loro facciate arricchirsi di mensole, colonne angolari, doccioni decorati con grifoni,
cariatidi, volute, tutto in un'esuberanza decorativa in netta
contrapposizione con i dettami delle correnti artistiche neoclassiche del tempo.
All'ombra del campanile
Inserita tra 2 mari, l'Adriatico e lo Jonio, la provincia di Lecce si estende per
2759 km , complessivamente pianeggiante, battuta prevalentemente
dai venti umidi e caldi dello scirocco,
ma esposta lungo la fascia adriatica anche ai freschi venti della tramontana,
dove le pioggie cadono soltanto, salvo qualche bizzarria meteorologica, in autunno
e in primavera, ci sono 97 graziosi paesi e 39
piccole frazioni.
Nella gran parte si tratta perciò di paeselli,
a volte di qualche migliaio di cittadini, dove tutti conoscono
tutto di tutti, dove la piazza, sempre all'ombra di un campanile o
di un palazzotto, è vita di relazioni, di chiacchiere,
di affari, di lavoro.
Paesi immersi nel verde degli ulivi secolari, della vite e
del tabacco, lindi, con case basse e ariose, stradine dei centri storici
strette e tortuose, dove non di rado si aprono le cosiddette
"curti", spazi più o meno ampi con pozzo centrale,
pile per il bucato, granaio, stalla sui quali si affacciano varie abitazioni.
Tutti questi paesi hanno dialetti diversi: se Lecce e l'area intorno alla
città hanno conservato una lingua poco dialettale, senza inflessioni rilevanti,
a
Martano o a
Calimera, ma anche nei paesi vicini, fra i
cinquanta-sessantenni si sente ancora parlare il "griko". Nel capo di Leuca,
dove negli anni '50 e '60 del secolo scorso i paesi si svuotarono per la fortissima
emigrazione, pur nella diversità dei dialetti, si sente forte una certa corruzione
linguistica: con gli usi e i costumi molti si portarono dietro anche la lingua
dei paesi che li avevano ospitati.
Gastronomia salentina
Con i dolcetti di pasta di mandorle si conclude un pasto cominciato magari
con un fuori pasto di puccia, un pane condito con olive nere. E proseguito
poi, se la stagione lo consente, con "ciceri e tria", pasta di una
particolare forma, in parte fritta a crudo, e ceci; e magari contravvenendo
ad ogni dettato della dieta mediterranea, rinforzando la prima portata con
l'anniceddu o "annulieddu a lu furnu", un agnello al forno.
Oppure si può optare per un primo diverso:" lu cranu stumpatu",
il grano pestato in umido, o una sostanziosa pasta condita con il robusto
ragù salentino, seguito da bracioline, che sono degli involtini di carne.
Oppure ancora con le classiche orecchiette, sovrane sulle tavole pugliesi,
condite con semplicità: pomodoro e cacioricotta. La rucola, in agguato, tenta
di finire su qualsiasi piatto oltre che sulle succulenti insalate (tali le
rende l'ottimo olio salentino), che dovrebbero a questo punto interrompere
la marcia forzata dell'abbondanza.
Il mare è a due passi: perché non tentare con le "alici e le cozze arraganate"?
Come dire, gratinate dopo averle cosparse di pangrattato. Di verdure sono
ricchi i campi e di ortaggi è ricco l'orto: i pampasciuni rrustuti, cipollotti
selvatici arrostiti, sono una vera scoperta per il turista.
Si passi
ai dolci: la pasta di mandorle, i mostaccioli. Si metta in conto
anche la cotognata, una vera specialità salentina da portare a casa
per ricordare il viaggio.
I vini sono sopraffini: se non è tempo
di rossi, i bianchi fanno sempre la loro grande figura ed il rosato,
si sa, è una favola. Se fa troppo caldo, di pomeriggio, un bel caffè
in ghiaccio o una limonata.